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Luigi Longo

Longo2Il 16 Ottobre 1980 moriva, a Roma, Luigi Longo dirigente del movimento comunista internazionale, tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, protagonista di primo piano della guerra di difesa della Repubblica Spagnola e in seguito della resistenza italiana.
Longo nasce a Fubine il 15 marzo del 1900 nella Cascina Paradiso. La sua famiglia dal Monferrato si trasferisce a Torino e apre una mescita di vino in corso Ponte Mosca, nei pressi dello stabilimento Grandi Motori della Fiat .
Nel '20 la sua prima tessera: si iscrive al circolo socialista studentesco di Torino, conosce Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, frequenta la sede dell'Ordine Nuovo. Nel '21 è a Livorno, tra i fautori della scissione che porterà alla nascita del P.C.I.
Nel '22 è membro di una delegazione che si reca a Mosca per il congresso dell'Internazionale. Incontra Lenin, questo il suo ritratto di allora: «Mi impressionò non solo il suo ragionamento sensato, limpido, ma anche la vivacità, la passione con cui esponeva il pensiero, come fosse bruciato da un fuoco interiore».
La capacità di Longo come dirigente emerse in modo straordinario nella guerra di difesa della Repubblica spagnola – scrive sempre Berlinguer – Le Brigate internazionali che Longo dirige sono certo un  modello di eroismo e di capacità combattente, ma sono anche luogo di esperienza politica unitaria – spesso ardua – tra comunisti, socialisti, democratici».
Lui è il mitico Gallo, l’ispettore generale delle Brigate internazionali.

Così lo descrive Giovanni Pesce, medaglia d’oro della Resistenza. “La prima volta che lo vidi avevo diciannove anni. Si era nel 1937. Ero arrivato in Spagna da un anno. Un anno di guerra del battaglione Garibaldi, della Brigate internazionali. Lo vidi sul ponte di Brunete. Stavo andando a cercare una mitragliatrice … quando sulla strada, proprio accanto ad un piccolo fiume vidi un ufficiale. Era solo, con un binocolo osservava le linee nemiche da dove era stata scatenata una tremenda offensiva … Se ne stava tutto solo ad osservare tranquillo mentre attorno era come l’inferno”.

Longo e BerlinguerSchivo, modesto, timido, un volto affilato e malinconico sotto il berretto di giovane militante, un'aria pensosa e mite, il tratto garbato, la gentilezza, “l'opposto - scrisse Berlinguer commemorando là sua morte avvenuta nel 1980 - dell'immagine grottesca dell'uomo immusonito e fanatico con cui si costruiva e da taluno si fa ancora oggi la caricatura del rivoluzionario”.
Una vita la sua "che è quella di un leggendario combattente e insieme di un politico acuto e lungimirante, di un organizzatore infaticabile ma anche di un creatore pieno di fantasia, di un realizzatore amante della concretezza"

Un dirigente comunista che non ha mai rinunciato  ad esprimere  le proprie convinzioni anche quando queste potevano sembrare “controcorrente” all’interno del Partito.
Nel 1968, infatti, incontra incontra i dirigenti del movimento studentesco e in un articolo Rinasciata non esita a dire : «Non si può negare che ci sia stato distacco tra il Partito e la realtà politica che si è venuta creando nel campo studentesco. Certi fermanti politici e culturali esistenti nelle Università solo tardivamente hanno interessato i nostri compagni, le nostre organizzazioni. Perché?».
In un altro momento delicato, nel 1976 critica apertamente la politica del Partito nei confronti del governo Andreotti: «Siamo certi che la nostra cautela nei confronti del governo Andreotti sia stata sempre giustamente motivata?».
In uno dei suoi ultimi interventi al Comitato Centrale, in modo sferzante attacca la politica dei sacrifici avviata proprio in questi anni: «la mia impressione è che da parte di alcuni si sia assunta stilla questione dei sacrifici una curiosa posizione, vorrei dire da primi della classe, mostrando scandalo per !a richiesta di contropartite. Mi riferisco qui a ceni scritti del compagno Amendola o ad alcuni discorsi del compagno Peggio che, per questo, hanno sollevato vivaci reazioni. Ebbene io non credo che sia un delitto da parte dei lavoratori esigere la garanzia che i loro sacrifici non servano in realtà a ricostituire quell'assetto politico ed economico che ha pro dotto la crisi, l'affare Lockeed, lo scandalo Sindona, le cosiddette deviazioni del Sifar e del Sid, le trame nere e così continuando».

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