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MARIA GOIA,femminista, pacifista, sindacalista, antifascista

Articolo di Carla Grementieri facebook
MARIA GOIA,femminista, pacifista, sindacalista, antifascista:
prima donna segretaria di una Camera del lavoro
di Carla Grementieri

Maria GoiaMaria Goia, nata a Cervia nel 1878, è stata una delle protagoniste delle vicende politiche e sociali del primo Novecento, operando attivamente per la nascita di organismi sindacali e cooperativi. Dirigente nazionale del PSI, è sempre stata in prima linea nelle battaglie per l’emancipazione femminile, specie in ambito politico in un momento in cui la donna era relegata ad un ruolo subalterno, “dimenticata nell’ombra della casa”. Nel 1911, infatti, fu designata alla Segreteria del Congresso Socialista di Modena, dove si posero le basi di un programma per il suffragio universale femminile e per migliorare le condizioni di assistenza e di lavoro.

I genitori di Maria, padre salinaro e madre lavandaia, entrambi socialisti, parteciparono attivamente alle lotte per il lavoro del movimento operaio della seconda metà dell’Ottocento, trasmettendo alla figlia i valori del lavoro come strumento di riscatto personale e collettivo ed emancipazione dallo sfruttamento.

A scuola la giovane cervese studia da maestra “con svegliatezza d’ingegno e molto amore allo studio”, diventando invece, tra le prime donne in Italia, una leader sindacale. Maria Goia, iscrittasi al Partito Socialista a 23 anni, sprona, in comizi e conferenze, operai e operaie ad emanciparsi dallo sfruttamento, organizzandosi in cooperative, spingendo le donne a partecipare, a lottare per il lavoro e l'uguaglianza, a lavorare, a rendersi indipendenti, a chiedere la parità dei diritti e a fare sciopero. La giovane sindacalista ha in mente una donna che “dovrebbe avere un’istruzione, dignità, fermezza coraggio di pensare e lottare” come afferma nei suoi comizi e come scrive in numerosi articoli di giornali dove le parole chiave sono sempre le stesse: istruzione, tolleranza e civiltà, lotta, giustizia e coraggio.

Le donne e i bambini che lavorano nelle fabbriche sino a 15 ore al giorno, con paghe da fame, privi di diritti civili e politici, seguono la combattiva romagnola nelle numerose manifestazioni di protesta; negli scioperi del 1905, ad esempio, su 400.000 scioperanti il 46% è costituito da donne e bambini.

Nel 1907 Maria Goia fonda la Camera del Lavoro di Suzzara, città del mantovano, nella quale si è sposata rimanendo vedova dopo sei mesi; diventerà così la prima donna italiana segretaria di una sede sindacale.

Seguono anni di lavoro intenso e febbrile per la sindacalista cervese che organizza forme cooperative di lavoro, leghe di resistenza soprattutto femminili ed entra a far parte della segreteria socialista di Modena condividendo con Giacomo Matteotti l'azione politica socialista; partecipa inoltre al Comitato Socialista per il suffragio femminile, che si riunisce intorno all’altra grande leader del socialismo riformista, Anna Kuliscioff. Maria e le altre donne socialiste lottano contro la mentalità dei tanti compagni che non ritengono ancora prioritaria la “questione femminile” e quando la Kuliscioff fonda la rivista “La difesa delle lavoratrici” riunendo le migliori teste pensanti del socialismo femminile italiano, Maria Goia è tra quelle, assieme ad Argentina Altobelli, Giselda Brebbia, Margherita Sarfatti, Linda Malnati e Angelica Balabanoff; il loro motto diventa "il voto è la difesa del lavoro e il lavoro non ha sesso". Nel XIII congresso socialista infine, Maria Goia, Anna Kuliscioff ed Argentina Altobelli fondano l’Unione nazionale delle donne socialiste per “stimolare e coordinare l’agitazione o la propaganda socialista nel proletariato femminile”.
La Grande guerra è alle porte, il Paese è sconvolto da scioperi e da manifestazioni per la mancanza di viveri di prima necessità e Maria Goia tiene il discorso conclusivo al congresso nazionale socialista dove il dibattito tra neutralisti e interventisti è accesso e anche le donne si stanno dividendo.

Mussolini, un compagno socialista rivoluzionario, è passato al fronte degli interventisti, e con lui si schiera Margherita Sarfatti mentre Maria, neutralista, resterà sempre fedele al pacifismo dando vita ad un vero e proprio manifesto pacifista. Pubblica, infatti, l’articolo “Donne siate con noi contro la guerra!” dove invita l’universo femminile a schierarsi per “il rispetto sacro per la vita” e a trattenere gli uomini dal “fascino orrido della guerra” e invoca concludendo: ”Siate voi l’anima nuova, o compagne o sorelle”.

La Grande Guerra, come lei ha denunciato, si rivelerà un enorme inutile carnaio e la massa di reduci che torna dal fronte, trova solo fame e miseria. Mussolini fonda i Fasci di Combattimento, e la prima violenza squadrista è contro le donne che si rifiutano di lasciare ai reduci il posto di lavoro.

Maria Goia, torna a Cervia dove riprende, nonostante la salute precaria, un’intensa attività politica in tutto il ravennate; diventa segretaria della Camera del Lavoro di Cervia e di Faenza, e responsabile dell’Ufficio per il collocamento di Ravenna; crea inoltre una fitta rete di uffici di collocamento a Conselice, Alfonsine, Faenza, Bagnara...

Gli squadristi la iscrivono tra le persone "da tenere d’occhio"; sindacalisti, popolari e social - comunisti sono infatti perseguitati con intimidazioni, pestaggi e omicidi che restano spesso impuniti. La violenza dilaga nel Paese: assemblee socialiste e Camere del Lavoro vengono assaltate e date alle fiamme. Maria si salva per un soffio mentre si trova nella sede della Camera del Lavoro di Ravenna, che è data alle fiamme da un gruppo di squadristi; ormai svolgere attività politiche e sindacali è diventato impossibile.

Dopo la marcia su Roma e la fine della democrazia, il 30 ottobre del 1922, Benito Mussolini in camicia nera si presenta al cospetto del re che lo nomina capo del Governo. Dopo le elezioni nazionali del’24, avvenute in un clima di intimidazioni e pestaggi dalle squadracce fasciste, Giacomo Matteotti denuncia alla Camera brogli in tutte le circoscrizioni e dieci giorni dopo viene rapito da esponenti della polizia politica, picchiato a morte e accoltellato. Il 12 giugno i decreti regi che sopprimono la libertà di stampa e limitano pesantemente l’attività dei partiti segneranno ufficialmente l’inizio della dittatura fascista.

Il corpo di Matteotti sarà ritrovato solo il 16 agosto dal cane di un guardiacaccia in un bosco a 25 chilometri da Roma.
Maria Goia, addolorata e prostrata dai tragici avvenimenti, e oramai ammalata gravemente, non rinuncia al viaggio a Fratta Polesine per portare conforto alla madre di Matteotti. Poche ore dopo il ritorno a Cervia, muore, a soli 46 anni, il 15 ottobre 1924. Le onoranze funebri, nonostante le imposizioni restrittive delle autorità fasciste, “riuscirono imponenti, con grande concorso di popolo”.

Il mito di Maria Goia

Le capacità oratorie e il suo "bel parlare" nei comizi incanta chi la sta a sentire, la voce “che andava prima al cuore e poi alla ragione” fa scuola e diventa mito. Ne parlano le cronache dei giornali, la celebrano i cantastorie e le canzoni popolari. Una delle più note e più cantate nel primo Novecento è proprio Evviva la Maria Goia.

Lo spettacolo teatrale ”Maria Goia e il delitto Matteotti – lotte sociali e canto popolare dall’Unità d’Italia” scritto e diretto da Ivana Monti, rende omaggio a questa donna di Romagna “dolce, forte, appassionata, pioniera del socialismo, perseguitata e internata per i suoi ideali, dirigente nazionale politica e sindacale, promotrice delle lotte per la conquista dei diritti dei lavoratori, per la diffusione della cultura, per l'emancipazione delle donne, per la pace” come recita l’epigrafe affissa sulla facciata della sua casa natale, in via 20 settembre 183, a Cervia, all’ombra del campanile della Cattedrale.

Evviva la Maria Goia

Vogliamo l'uguaglianza,
vogliamo che sia giusta;
ai preti e ai signoroni
noi gli darem la frusta.

Evviva la Maria Goia
con il suo bel parlar;
se l'Italia la si riunisce
la faremo ben tremar.

Con la pelle dei preti
faremo le scarpette,
con la barba dei frati
faremo le porchette.

Evviva la Maria Goia
con il suo bel parlar;
se l'Italia la si riunisce
la faremo ben tremar.

articolo pubblicato sul periodico "MIA donna" n.18, novembre 2009


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